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Venice Portrait [10/03/2012]

Guardando questi volti fotografati da Roberto Ferrero pare di poter udire i sospiri e le risa sommesse, le chiacchiere e le macchinazioni; sembra addirittura di captare i cattivi pensieri dei personaggi evanescenti, il loro spirito beffardo, la malinconia profonda.
Lo scatto si appoggia su di una composizione classica, rivela uno sguardo apparentemente assente, tanto l’inquadratura è ordinata e impostata. Ma dietro l’ordine del disegno, del primo piano, si intravedono ambiguità e contraddizioni, l’impressione è che il fotografo riesca a lavorare sull’allusione pur mantenendo la sua macchina ferma e composta, non coinvolta nella relazione pericolosa. Merito suo, della scelta di una prospettiva scevra da giudizi e interpretazioni narrative, merito, anche, della magia veneziana, di quell’incantesimo che ogni anno si ripete come un sabba al tempo stesso voluttuoso e freddo, vero e finto, ilare e raggelante nella sua tristezza icastica.
Il Settecento sembra essere il secolo che maggiormente ispira le donne e gli uomini mascherati. Il Settecento, senz’altro, attira l’attenzione indagatrice di Ferrero che insegue le ombre di un passato mitico. Il Settecento, infine, rivive nella sua essenza libertaria e sfrontata proprio nel carnevale di Venezia, proprio qui: luogo dove il tempo procede in direzioni non convenzionali, dove non la fissità e la sospensione, ma l’intrecciarsi eterno e mai pago di storie, rievocazioni, rappresentazioni crea una zona spazio/temporale lontana da tutto, avviata necessariamente verso la fine e poi la rinascita continua.
Le maschere non invecchiano, non sentono il tempo, per loro i secoli sono istanti. Uomini e donne per una volta vestono l’immortalità grazie al costume, il fotografo, questa volta, immortala ciò che è già eterno. Il suo è un lavoro “superfluo”, la foto di una maschera è la foto di una foto, e la maschera è una foto perfetta: racconta una storia, svela e nasconde, è più vera del volto vero, instabile e menzognero, cela la sessualità e la trasforma in inquieto erotismo, veste la carne con plastica e colori, rende l’umano inumano.
Le fotografie di Ferrero rendono intensamente questo innaturalismo del carnevale, i suoi ritratti, di un bianco e nero scabro da foto d’archivio, costruiscono una galleria di storie possibili che affascina e incuriosisce: come ogni maschera che si rispetti il disvelamento è negato, impossibile e sempre tuttavia anelato, di nuovo il piano temporale si inclina, lo scatto imprigiona le tensioni di esistenze misteriose e relega dentro nitidi confini i personaggi conferendo loro una solitudine perfetta, chiusa nel perimetro dell’inquadratura.
Allegria forzata e freddo mistero: fra due estremi oscilla la festa veneziana e il lavoro di Roberto Ferrero tenta di fissare gli istanti compresi in questo incessante eterno movimento.
Francesca Schiavon
Looking at these faces photographed by Roberto Ferrero one seems to still hear their sighs and gentle laughs, their chatter and their thoughts. One can almost sense their deep melancholy, their malicious spirit.
The composition is classic, revealing an only apparently absent point of view.
But behind the order and chill of the rigid close-ups, one can catch glimpses of ambiguity and contradiction, the feeling that the photographer is able to work on allusive themes while keeping the camera rigidly static. It's all thanks to his choice of a point of view free of narrative intentions, but also thanks to the venetian magic, to that spellbound atmosphere that repeats itself yearly.
The XVIII century seems to be the most inspiring of centuries for masked men and women. And undoubtably it is the century that attracts Ferrero's attentive eye, and pulls him into this mythological and magical carnival, in the city where time doesn't proceed in a liner fashion, but follows it's own whimsies, isolated in a constant cycle of death and new life.
These are masks that do not age, that do not feel time; for them, a century is as significant as an instant. Men and women for a day dress themselves of immortality though them, and this time, the photographer captures for eternity something that already is timeless.
Ferrero's photographs well depict the carnival's surreal atmosphere; his portraits, in a sharp black and white, reconstruct a gallery of possible stories that fascinates and intrigues. As every respectful mask, there is the desire of revelation, impossible, dreamed of, that brings up again the tilting surface of time, in photographs that capture the misterious tension of unworldly spirits, all in the rigid lines of perfect solitude.
Forced cheer and cold mystery: between these two extremes the venetian carnival moves, as Roberto Ferrero works to capture the moments of this eternal dance.
Francesca Schiavon





